Prof. Dott. Philipp Heuberer: specialista del gomito a Roma e Vienna

Avete dolore al gomito? Non potete più svolgere il vostro lavoro perché non riuscite più a muovere l’avambraccio senza dolore? Le attività quotidiane vi risultano difficili perché siete alle prese con problemi cronici all’articolazione del gomito?

Le cause dei dolori al gomito possono essere molteplici. I metodi di trattamento per tenere sotto controllo tali problemi articolari sono altrettanto vari.

Io li indago a fondo per potervi aiutare.

Sarò lieto di accogliervi per una visita approfondita nel mio studio di Vienna, durante la quale formulerò una diagnosi iniziale, che servirà come base per un piano terapeutico efficace da elaborare insieme a voi.

A seconda della causa e dell’effetto, il trattamento può consistere in una terapia rigenerativa o in una terapia del dolore all’avanguardia. A volte, però, un trattamento così delicato non è sufficiente. Se dovesse essere necessario un intervento chirurgico, naturalmente me ne occuperò di persona.

Prendete un appuntamento nel mio studio di Vienna e lasciate che eliminiamo la causa del vostro dolore!

Il gomito: l'articolazione più complessa

A volte ci si chiede perché l’articolazione del gomito sia così fragile. In effetti, è l’articolazione più complessa del corpo umano.

Quella del gomito è un’articolazione complessa che comprende tre articolazioni indipendenti, racchiuse in un’unica capsula articolare, in cui l’osso della parte superiore del braccio e le due ossa dell’avambraccio, il radio e l’ulna, sono collegate ciascuna a una delle altre due ossa. La stabilità dell’articolazione del gomito è garantita da una serie di legamenti e muscoli.

Un trattamento errato può portare rapidamente a un aumento del dolore e persino a danni cronici. Infatti, il gran numero di vasi e nervi importanti che si trovano intorno all’articolazione richiede un approccio altamente specializzato per trattare con successo le insidiose patologie del gomito.

Per questo motivo, è necessario rivolgersi a uno specialista esperto in materia.

Cosa posso fare per voi come specialista del gomito

La ricerca dello specialista giusto a volte può essere snervante e richiedere molto tempo. Tempo che non avete, perché ogni giorno che passa può aumentare la sofferenza a carico del gomito o dell’avambraccio.

Ecco la mia proposta:

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Avete problemi a un gomito: forse avvertite solo i primi sintomi, forse i fastidi stanno già portando a un dolore considerevole e a limitazioni dei movimenti.

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Vi siete resi conto che la visita dal medico di base e l’assunzione di antidolorifici non sono più sufficienti per alleviare il dolore o ripristinare la mobilità.

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Volete far esaminare il gomito a uno specialista esperto in materia, in modo che possa intervenire e consentirvi di tornare a muoverlo senza dolore.

Venite nel mio studio di Vienna: io e la mia équipe possiamo esservi di aiuto. Grazie alla vasta esperienza nella diagnosi e nel trattamento dei disturbi del gomito, riusciremo a trovare la soluzione giusta per voi. A seconda del tipo e dell’entità dei problemi, potremo scegliere la terapia rigenerativa, la terapia del dolore o l’intervento chirurgico.

Una diagnosi corretta è fondamentale per scegliere il trattamento!

L’area intorno all’articolazione del gomito è altamente soggetta a lesioni. Un movimento sbagliato, un uso eccessivo o un carico scorretto possono compromettere questa articolazione così sensibile e dare inizio a una lunga serie di sofferenze. Venendo nel mio studio, farete il primo passo per evitarle.

A questo punto, mi occuperò io di voi. L’inizio e la base per il trattamento futuro sono un esame dettagliato e la diagnosi. Infatti, solo quando sapremo esattamente cos’è che non va, potrò iniziare la terapia appropriata.

Quali sono le diagnosi più comuni?

In tanti anni di attività mi sono trovato di fronte a tutti i tipi di problemi del gomito. Quelli più comuni sono:

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    Il gomito del tennista, che è causato da un uso eccessivo e continuato dovuto ad attività monotone.

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    La sindrome del tunnel cubitale (o del nervo ulnare), le cui possibili cause sono lo stiramento del nervo, l’appoggio prolungato del gomito, alterazioni ossee dell’articolazione o la lussazione del nervo.

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    La borsite: anche la borsa sinoviale è molto sensibile. Se è irritata, si gonfia e, di conseguenza, si infiamma.

Vuoi saperne di più? Nessun problema.

Ho riassunto per voi le cause più comuni dei problemi al gomito rispondendo a tre domande essenziali: dove si manifesta il dolore? Da cosa è causato? E cosa si può fare?

In fondo a questa pagina troverete una piccola enciclopedia dei problemi a carico del gomito.

Naturalmente, questa enciclopedia fornisce solo una panoramica generale delle possibili cause e delle opzioni di trattamento.

Per poter trattare rapidamente il vostro problema specifico, vi consiglio di venire nel mio studio in Via Severano 33 presso la fisioterapia Martinelli a Roma o anche a Vienna presso l’Health Pi Medical Center, situato a Wollzeile 1-3.

Non importa se si tratta di gomito del tennista, borsite, sindrome del nervo ulnare, artrosi o altri disturbi completamente diversi nell’area del gomito o dell’avambraccio: vi prometto che io e la mia équipe faremo in modo che possiate tornare a una vita di nuovo libera da dolori e da sintomi.

Prendete un appuntamento nel mio studio di Vienna e lasciate che eliminiamo la causa del vostro dolore!

Enciclopedia dei problemi al gomito

I disturbi e le malattie più comuni nella zona del gomito, come identificarli e quali trattamenti sono davvero utili.

Di cosa si tratta?

Conosciuta popolarmente come gomito del tennista, l’epicondilite omerale è una malattia dei tendini dei muscoli estensori dell’avambraccio causata da un uso eccessivo e continuato. È causata, da un lato, da sport come il tennis o il golf, ma dall’altro è per lo più dovuta ad attività lavorative che richiedono di ripetere a lungo determinati movimenti, come avvitare, segare, digitare al computer o eseguire altre attività monotone. Colpisce soprattutto soggetti tra i 30 e i 55 anni.

Inizialmente, il gomito del tennista è un’infiammazione delle inserzioni tendinee dei muscoli che estendono le dita e il polso. Nel corso della malattia, l’infiammazione si trasforma in una degenerazione per lo più irreversibile dei tendini. La principale causa scatenante è il fatto che la forza che deve essere esercitata dai muscoli è superiore alla forza muscolare stessa.

Di cosa si tratta?

Il bicipite è un muscolo a due capi che collega la spalla al gomito ed esegue la flessione del gomito. Origina dalla spalla, con due tendini, e si collega al gomito formando un tendine che si inserisce nel radio su una superficie estesa.

L’attacco del tendine può infiammarsi (tendinite), il che può portare a una lacerazione parziale che provoca dolore e infine a una lacerazione completa.

La tendinite del bicipite genera dolore nell’incavo del gomito a causa dell’infiammazione. La lacerazione parziale comporta debolezza e disfunzione del muscolo. La lacerazione completa è un trauma grave dei tessuti molli con sanguinamento e gonfiore abbondanti.

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Oltre al dolore al gomito, soprattutto in caso di carico, l’aggravarsi del problema al tendine si manifesta con una perdita di forza durante la flessione e la rotazione del gomito, che può arrivare al 50% durante la flessione e al 30% durante la rotazione.

Come si effettua la diagnosi?

La diagnosi di lacerazione completa del tendine del bicipite viene eseguita in base all’esame clinico. Un’ecografia o una risonanza magnetica confermano la diagnosi e mostrano quanto il tendine si sia retratto nella parte superiore del braccio. La tendinite o la lacerazione parziale possono essere confermate solo dalla risonanza magnetica o dall’ecografia.

Come si possono trattare i sintomi?

Una lacerazione deve essere operata il prima possibile, poiché il tendine può retrarsi notevolmente, rendendo quindi necessario il ricorso a costose ricostruzioni con tessuto di donatori. La tendinite e la lacerazione parziale possono essere trattate in prima istanza in modo conservativo. L’allenamento eccentrico, la terapia con onde d’urto focalizzate e le infiltrazioni ecoguidate di PRP sono metodi che promettono buoni risultati.

Se la terapia conservativa non ha successo o se c’è una lacerazione completa, il moncone del tendine viene riportato in sede e ancorato al radio per via chirurgica. Nella tecnica che preferisco, per quanto non sia semplice, il moncone tendineo viene ancorato in profondità nel gomito con una piccola placca metallica in un foro cieco nel radio, proteggendo i nervi e i vasi più importanti. Questa tecnica chirurgica, che assicura la fissazione più stabile, non richiede alcuna immobilizzazione post-operatoria, consentendo quindi di muovere immediatamente il gomito. Gli esercizi isometrici sono possibili solo dopo 6 settimane e il ritorno all’attività manuale o alla pratica sportiva solo dopo 12 settimane. Ulteriori informazioni sul tendine del bicipite.

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Di cosa si tratta?

Nel gomito rigido, i tessuti molli che lo circondano aderiscono tra loro. Nell’articolazione si forma tessuto fibroso cicatriziale che limita i movimenti. Possono inoltre formarsi ossificazioni.

L’importanza della funzionalità del gomito è poco evidente, ma quando viene persa le limitazioni sono molto importanti: infatti, dal gomito dipendono esigenze fondamentali come portare la mano alla testa per mangiare, bere, soffiarsi il naso, mettersi gli occhiali e molto altro.

In caso di incapacità di piegare o estendere il gomito o di eseguire un movimento di torsione, si parla di rigidità del gomito o di limitazione dei movimenti.

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Le cause principali del gomito rigido possono essere l’artrosi, corpi articolari “incastrati”, neoformazioni ossee che ostacolano i movimenti, o lunghi periodi di immobilizzazione in un’ingessatura.

Come si effettua la diagnosi?

La diagnosi viene effettuata dopo l’esame clinico e mediante radiografia. L’estensione delle neoformazioni ossee può essere valutata al meglio con una tomografia computerizzata; nella risonanza magnetica si può notare soprattutto l’ispessimento dei tessuti molli.

È importante innanzitutto determinare il motivo della rigidità del gomito, poiché a volte può essere dovuta a un’instabilità dei legamenti, che deve quindi essere trattata.

Come si possono trattare i sintomi?

In linea di massima, il trattamento è conservativo. In particolare, una semplice rigidità dei tessuti molli con ispessimento della capsula articolare, dei tendini e dei legamenti può essere trattata molto bene con la fisioterapia e l’idrodilatazione ecoguidata. Si procede come per la spalla, somministrando all’articolazione una miscela di anestetico locale, cortisone e un’abbondante soluzione di cloruro di sodio.

La rigidità persistente dei tessuti molli e la rigidità del gomito dovuta a cause ossee richiedono un intervento chirurgico per via artroscopica, mobilizzazione della capsula, rimozione delle ostruzioni ossee ed eventualmente mobilizzazione del nervo.

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Dopo l’intervento è importante mobilizzare il gomito immediatamente e con continuità, preferibilmente inducendo un blocco del dolore, intervenendo sul plesso nervoso del braccio.

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Di cosa si tratta?

Per via delle minori sollecitazioni, l’artrosi del gomito è più rara rispetto a quella di altre articolazioni e provoca anche meno dolore. Il problema principale è la limitazione dei movimenti.

L’artrosi del gomito è causata da fratture, provocate da traumi diretti ma anche da lievi alterazioni della meccanica del gomito, che determinano un’artrosi post-traumatica, che può interessare anche solo una parte dell’articolazione. Una semplice usura dell’articolazione del gomito è rara, ma può verificarsi a seguito di alcune attività manuali, come l’uso continuato del martello elettrico.

Microtraumi ripetuti, come quelli subiti nel pugilato o in seguito a fratture, possono causare la formazione di corpi articolari liberi che possono “incastrarsi” e provocare sintomi.

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Questo e l’usura della cartilagine portano a una sinovite, con dolore e gonfiore. I pazienti che hanno il gomito gonfio possono piegarlo ed estenderlo solo in misura molto limitata.

Come si effettua la diagnosi?

L’esame radiografico mostra lo stato di usura e la presenza di corpi articolari liberi nel gomito. La risonanza magnetica può essere utilizzata per localizzare con precisione le lesioni cartilaginee, mentre la TAC per localizzare i corpi articolari liberi.

Come si possono trattare i sintomi?

L’artrosi, soprattutto nell’articolazione del gomito, può essere trattata con successo in modo conservativo per molto tempo. L’esercizio fisico, la manipolazione dell’articolazione e, soprattutto, la terapia rigenerativa, come le infiltrazioni ecoguidate di PRP, concentrati di cellule staminali e acido ialuronico, possono rigenerare la regione articolare e ridurre l’attrito in modo da evitare la reazione infiammatoria.

Se la terapia conservativa non funziona o se ci sono segni di corpi articolari liberi “incastrati”, si raccomanda l’intervento chirurgico in artroscopia per rimuovere la sinovia infiammata, i corpi articolari liberi e gli osteofiti appuntiti. Dopo tale intervento, il gomito deve essere immediatamente rimesso in movimento e, idealmente, la comparsa del dolore dovrebbe essere così rinviata di 5-7 anni.

Solo in casi rari di artrosi grave è necessario ricorrere a un intervento di sostituzione della superficie articolare o dell’intera articolazione.

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Di cosa si tratta?

Un sovraccarico cronico, microtraumi ripetuti o anche traumi maggiori possono portare a lesioni dell’apparato legamentoso laterale del gomito e quindi all’instabilità. Spesso il dolore può essere erroneamente interpretato come epicondilite mediale o laterale (gomito del tennista o del golfista) e di conseguenza trattato in modo conservativo per lungo tempo senza successo.

Oltre a lesioni maggiori come la lussazione del gomito, gli sport che prevedono movimenti di lancio e di battuta, così come i sovraccarichi e i microtraumi ricorrenti al gomito comportano il rischio di instabilità permanente. In particolare, una sospetta diagnosi di epicondilite, con successivo trattamento a base di infiltrazioni di cortisone, può portare a peggiorare la lesione dell’apparato legamentoso laterale.

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Come si effettua la diagnosi?

Spesso è difficile diagnosticare l’instabilità del gomito o la lesione del legamento collaterale. In genere, il paziente non si presenta dal medico lamentando instabilità, ma riferisce il sintomo aspecifico di “dolore”. L’esame clinico dell’instabilità del legamento laterale si effettua sottoponendo a stress test l’apparato legamentoso laterale. L’instabilità sul lato interno può essere diagnosticata molto facilmente. Tuttavia, l’instabilità rotatoria postero-laterale sul lato esterno, che è più frequente, spesso può essere rilevata solo in modo insufficiente. Il problema è che, a causa della tensione muscolare presente nel paziente sveglio, l’instabilità è difficilmente significativa. Solo un test di provocazione effettuato con anestetico o sotto controllo artroscopico è in grado di rivelare la vera instabilità. Poiché nell’instabilità rotatoria postero-laterale l’unità anatomica formata da radio e ulna ruota fuori dall’articolazione verso l’omero a causa dell’instabilità del complesso del legamento collaterale radiale (esterno), questo movimento di rotazione viene spesso indicato come il meccanismo alla base del problema.

Anche la risonanza magnetica è un esame molto preciso che consente di individuare una lesione del legamento collaterale. Purtroppo, i risultati sono spesso interpretati erroneamente come infiammazione e non è possibile determinare la gravità dell’instabilità, poiché la RM è un esame statico. Tuttavia, è possibile visualizzare molto bene patologie concomitanti come corpi articolari liberi, danni alla cartilagine, sublussazioni dell’articolazione, ecc.

In definitiva, l’artroscopia diagnostica del gomito è l’ultima risorsa per rilevare con sicurezza l’instabilità rotatoria postero-laterale e per ricostruire i legamenti insufficienti con tendini del paziente stesso al fine di ripristinare la stabilità dell’articolazione.

Come si possono trattare i sintomi?

Il trattamento è esclusivamente chirurgico, con la ricostruzione del legamento lacerato. L’intervento viene eseguito con una procedura combinata in artroscopia e a cielo aperto. Dopo aver determinato l’instabilità del gomito per via artroscopica, viene prelevato a cielo aperto un pezzo del tendine del tricipite, che viene poi inserito tra l’omero e l’ulna in sostituzione del legamento. Dopo l’intervento, è necessario indossare un tutore per 6 settimane e i movimenti sono consentiti già nelle ultime 2 settimane. Successivamente, si procede a un graduale rafforzamento muscolare. Dopo 3 mesi è possibile tornare a un carico completo. L’intervento ha un tasso di successo superiore al 90%, ma solo se eseguito da uno specialista, poiché si tratta di una procedura estremamente complessa.

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